Ispirate da Jacques Vaché

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Leggendo questa lettera si è portati a riflettere sul fatto che alcuni scrittori, anche tra quelli che hanno realizzato ottime opere, avrebbero potuto fare di più e meglio. Zavattini sarebbe stato un grandissimo, al pari di Calvino, se avesse avuto la letteratura come unica ossessione anziché dividersi tra quella, cinema, pittura, editoria ecc. Ci sarebbero molte più pagine dell’intelligentissimo Flajano se il suo carattere fosse stato meno pigro e indolente. Anche Gadda tendeva alla pigrizia, tanto che, una volta famoso, gli accollavano editor-mastini per mantenere pungolata la sua penna. Non vi è alcun intento sminuente in questa premessa, solo quello di accennare all’esistenza di contingenze interne (inclinazioni, personalità, carattere) oltre a quelle esterne (guadagnarsi il pane), in grado di influire sul lavoro di un Autore.
Stiamo del resto parlando di Autori che hanno portato a termine, che hanno compiuto, che ci hanno lasciato imperituri frutti della loro arte. Ma vi sono anche dei geni totalmente improduttivi, di cui non si sa nulla se non per la testimonianza di personaggi famosi, privi di ogni lascito ai posteri in quanto mancanti dello stimolo a dedicarsi organicamente e con disciplina a costruire un’opera.
Di questo tipo di geni possono dunque godere solo i pochi contemporanei da loro frequentati.
Corrispondentemente ci sono, e ci sono sempre state, moltitudini di autori che non sono geni, ma che possiedono in compenso volontà di imporsi, tenacia, applicazione e alcune altre bellicose e magari meno nobili qualità. Questi ultimi molto spesso riescono a raggiungere il pubblico con i loro prodotti finiti e di conseguenza a trovare nuove risorse (interiori ed esterne) per proseguire la loro diligente attività.

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