Questo sito nasce ormai una prima volta nel 2009 non par vero, come banco di note di piccolo taglio. Poesie, sia altrui che mie, sentenzismi, prose, battibecchi ridens, lacerti, laccetti, lazi lenti, illustri carteggi, pagine datate e dotate di data. Ci sono persino dei campioncini video che più brevi non si può.
Questo sito è la millesima parte di ciò che vorrei annotare, far notare.
Io noto abbastanza bene, ho imparato a notare da piccolo. Il problema è che o noti o sbracci. Quando sbracci inizi anche ad andare a fondo, per cui occorre alternare le attività. Chi è bravo a notare non è detto che lo sia altrettanto a far notare. L’indifferenza e la distrazione sono nebbie che ristagnano perennemente su questi mari informatici e impediscono la vista o la traggono in errore: “Non facevo ciao, annegavo”, scrisse il poeta. Voleva farsi notare dagli altri. Sfaticato.

Il sito ha un’ardua missione. È un’ammissione. Ma cerco di renderlo agevole impastando opportunamente il codice e tenendo d’occhio l’occhio, e contenuti i contenuti. Noi umanisti digitali, che sagome, che traguardi, che mire.
Del resto, di mestiere faccio l’ottimizzatore di risorse, è naturale che ci tenga.

Non ho altro da dire sul sito, potrei approfittarne per aggiungere che l’ottimizzatore di risorse – se ci fossero dei curiosi in proposito – è una figura professionale richiesta da chi gestisce scatole. Siccome le scatole sono l’unica cosa che si gestisca su questo pianeta, l’ottimizzatore ha in mano un mestiere universale.
Queste scatole, proseguendo la spiegazione, perché assolvano alla loro funzione devono rotolare su un piano. Sulle ragioni per cui si debbano far rotolare le scatole su un piano è meglio soprassedere, altrimenti sarebbe necessario risalire fino a prima dell’invenzione del colore “fumo di Londra”.
Assunto che le scatole debbano rotolare, c’è chi viene incaricato di alleviare il più possibile la fatica e la dispendiosità di tale operazione. Si interviene smussando gli angoli, trattando il terreno, spostando masse e baricentri, sincronizzando gli sforzi, eccetera.
Le scatole possono essere piccole, enormi, fisiche, immateriali, deserte, popolate, immaginabili come si vuole. Hanno una sola caratteristica comune: devono rotolare. Dunque a qualcuno viene dato il compito di renderle il più possibile somiglianti a delle sfere (idealmente, ma già renderle dei cilindri costituisce un’impresa non da poco). Quel qualcuno, ormai l’avete indovinato, è il mellifluo e sagace ottimizzatore di risorse.
Tenetelo a mente. Quando pensate che vi girino le scatole, chiedetevi se stanno girando al meglio.