Capitolo I Al principio. Fu uno e poiché altri non vi era uno era tutto senza bisogno di affermarlo bisogno di saperlo. Senza verbo. Capitolo II Fu due. Così non fu più tutto, perché era due ossia erano. Nacquero confronto e distinzione io sono, tu sei e io non sono tu, tu sei io ma non sei me. Capitolo III Furono tre. Dalla distinzione poté ora generarsi l’esclusione, lo sbilanciamento, l’instabilità. Ne guadagnarono certezza la vittoria, la sconfitta. Capitolo IV Quando furono quattro esperirono l’equilibrio dell’accordo ossia la forza delle forze e l’equilibrio del disaccordo debolezza delle forze. Capitolo V Furono cinque, agli anziani ricordava il tre ma diffusa l’insicurezza era caligine, grigio che alla luce non scioglieva. Qualcuno imparò ad attendere i tempi migliori. Capitolo VI Sei. Potevano fare più cose. L’effimero gemmava in ammirate serre. Le difficoltà si partirono; sparpagliate incolori crescevano mute. Capitolo VII Sette. Uno dei sette decise di andarsene. Volse le spalle, si allontanò, non tornò e mai ne seppero nulla. Agli altri accampati attorno i fuochi loro sopravvenne inquietudine e sonni leggeri. Durante il pasto serale guardavano intorno, annuendosi gravi parlavano. Nacque la leggenda. Capitolo VIII Otto. Si avvidero che l’impossibile diviso in otto parti diventava realizzabile, che il realizzabile eccepito otto volte diventava impossibile. Si avvidero che mentre argomentavano con toni e gesti profondi grandi disegni un ragno al centro del tavolo fissava ciascuno di loro. Capitolo IX Erano nove, ma non tutti lo sapevano, né a tutti interessava. Si chiedevano invece la terra quanto grande fosse. Coloro che volsero le spalle si allontanarono e non tornarono. Si seppe che volevano per loro il segreto dei confini. Capitolo X Erano dieci, non erano dieci, sosteneva qualcuno. Al fine di ripristinare e salvaguardare la verità, colui che portava un anello ad ogni dito si offrì di consegnare a ciascuno uno dei suoi anelli, dimostrando in tale modo la presenza di dieci. Si mise in viaggio e così fece. Ma l’impresa fallì al settimo incontro. Il settimo destinatario indossava già due anelli, due dei dieci, dall’inconfondibile foggia. Né ci fu ammissione di acquisto o confessione di delitto; invece il settimo insisteva nell’esigere l’anello che a sua detta gli spettava. Molti vulcani ormai si erano spenti, molti ghiacci ritirati, il cielo si era abbassato. […] Capitolo ennesimo Erano dieci miliardi, ogni io una polvere sotto il numero. Vi era chi si sentiva nel tutto, chi si sentiva nulla e chi rigettava nel profondo di sé ogni sentire, rigettando poi anche il profondo di sé. Questi ultimi, le cui bestie non avevano più custodi né gioghi, possedettero il mondo. Si poté allora sapere quale sarebbe stata la fine della storia. Capitolo ultimo Al termine della storia vi sono rifiuti, carte intaccate e disperse, memorie corrotte, volontà murate. Una figura si aggira, raccoglie, cerca il primo disegno. Sfiora braccia, richiama sguardi, così che si aggiungano ai suoi. Un anomalo muoversi: passo irregolare, soste insolite, traiettorie oblique. Ogni attività inclassificabile è facilmente classificabile come disturbo, agevolmente interpretabile come non lecita. Al termine qualcuno rimane uno, il più piccolo degli errori.