Fine

da | Poesia

Sono le reazioni gli atti che restano: fughe o inseguimenti. Ci facciamo un così gran male nel rincorrerci cacciarci smaniosamente tutti più veloci delle domande e della fame. Laviamo l’altro piede quando ancora non tocca terra il primo, annodiamo fra loro i lacci di entrambe le scarpe, indossiamo metà degli abiti e li abbottoniamo a quelli rimasti nell’armadio, il pettine maneggiato a strattoni intreccia ciocche e stille di sangue, il rasoio insiste urticante sul liscio e abbandona all’ispido indecorose zone. Lembi penzolano quando usciamo, fallano i passi ansanti, imbarazzati per gli strascichi. Se infine arriviamo, così trasandati, cenciosi e scomposti, zazzeruti, inzaccherati, cisposi e spaventosi, ci scopriamo subito respirando in morse, sbucciati e incrostati essudiamo palese l’intento di infettare, di affezionare, di contagiare, di diffonderci. Possibilmente superstiti, oppure insieme, ma se non c’è altro modo, assomigliando a un viso privo di rughe e sporco di penna.