Fine
La catena opaca della pendola fora le nebbie. Il primo anello nemmeno impensierisce. Un annaspio felpato sulla finestra reclama giro di maniglia e vezzi primari.
Affetti da eletta orogenetica i luoghi dove ti guardavo e ne scrivevo: la danza solare dell’appartenenza. Intrecciando le piccole mani le piccole macchine addestri gli ordi alitati percorrendone le funzionali giunzioni: collimano purezza e necessaria diluizione: a bande quei luoghi d’origine rendono conto della tua presenza.
Ciò che primo è sempre stato fatto.
L’aiuto a viso calmo nel freddo, e sì sul bicchiere.
Certi duri blocchi che cozzano chiamanti sono sagomati, si scopre poi, sulle nostre perfette forme.
A me son dati i raccolti capelli, la bocca china… L’intento sapiente ignaro: gioco denso oblitera l’intorno.
Come avventurata in vecchi triangoli sibilano infiltri mentre
a lei dante flora grata flagra efelidi sul natìo lochisterio
le mie maglie irree assegano i diagrammi
allorlando pieni vuoti rapide
cespiti in bianco
e strappi