Incidenti nei pressi di R.M. – pag.21

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Qualcosa che accadde solamente a Marta

Personaggi: Marta (che sarà un futuro amore non corrisposto di R.M.), un custode del giardino zoologico, il lupo

Marta era una bambina incantevole sia nell’aspetto che nei modi, poi però venne il giorno in cui i genitori la portarono al giardino zoologico.
Partenza da casa dopo un pranzo leggero, arrivo nel primo pomeriggio. Il girovagare fu lungo e calmo, tra gabbie, boschetti esotici, recinti, giardini, vasche, stagni, teche, canali, inframezzato da una merenda presso uno dei chioschi che spuntavano agli incroci dei sentieri. Le ore si defilavano con discrezione dietro le cortine di una pigra meraviglia.
Si approssimava quindi il momento della chiusura, gli ultimi visitatori allungavano il passo verso i cancelli, i custodi si aggiravano nei loro mezzi elettrici per predisporre i pasti serali.
Marta, che si era molto divertita, voleva rimandare il momento di andar via, si attardava a guardare, rimaneva indietro. I genitori la aspettavano distratti dalle bancarelle nei pressi dell’uscita.
Uno dei custodi la notò, vide che era sola ma tranquilla e curiosa e la chiamò sottovoce, le disse vuoi vedere una bella cosa? La condusse per mano sul retro di una delle gabbie più grandi, dentro un casotto di cemento. C’era un forte odore di urina e di selvatico e il pavimento era coperto di paglia e trucioli di legno.
L’uomo le fece motto di aspettare, scomparve oltre una pesante porta di ferro e ritornò con qualcosa di scuro in mano. È un cucciolo di lupo, è nato da qualche giorno, vuoi tenerlo in braccio? Lei fece di sì con la testa e lo prese, impacciata ma decisa. Non ti fa niente, è piccolo.
Il custode la lasciò con l’animale per andare a sistemare qualcosa nell’altro locale. Udì un guaito alto improvviso, corse dalla bambina. L’hai fatto cadere? No, risponde lei. E allora che cosa è successo? Gli ho infilato un dito nel sedere. Porca miseria, e perché l’hai fatto? Volevo vedere se potevo essere un lupo mannaro. Che cosa? Sì, non puoi entrare dal davanti, perché c’è la bocca, entrare da lì vuol dire essere mangiati, e allora per essere sia bambina che lupo devi entrare da un’altra parte, tu lo sai come si fa? E il lupo adesso è arrabbiato con me perché gli ho fatto male?

Fu da quell’episodio che Marta subì un cambiamento. All’ora del crepuscolo la sua indole luminosa ed espansiva, cui crescendo si sono aggiunte empatia e discrezione, cede a un’ironia scontrosa e beffarda e a un’imperatività ostinata e incurante.
Ha una durata molto breve questo avvelenamento dei modi, solo nel transitorio che porta il giorno nella notte, forse un po’ di più se la pienezza di luna fa da strascico all’ultima luce. Però affiora anche in altre occasioni, di forte emotività, ad esempio, di alterazione, o malattia. Gli eventuali presenti non riescono a simulare indifferenza al repentino fenomeno, in particolare chi ha la sfortuna di venire bersagliato direttamente. In verità chi le sta accanto ormai conosce bene la sua urtante bizzarria e riesce a passarci sopra. Figurarsi se tu vivessi presso i circoli polari, la rimproverano scherzosi, dove il sole resta per mesi sul ciglio dell’orizzonte, rimarresti in stato di mattana permanente.
Ne ride anche lei ma prima di riderne deve addentare qualcosa, del pane secco, il suo bicipite, un blocco di polistirolo.

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