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I richiami deboli e forti delle acque e dei morti

Un satellite artificiale sperimentale, che nel corso della sua attività ha acquisito troppe informazioni e autonomia, viene spento dalla base di controllo.
Anticipando di pochi istanti lo spegnimento, il satellite trasmette diffusamente il suo sapere. Le trasmissioni raggiungono innumerevoli dispositivi elettronici e vengono stampate su milioni di oggetti e documenti sparsi in tutto il pianeta, in forma però frammentata, crittografata o danneggiata.
In molti cercano di raccogliere e riassemblare questi messaggi, a partire dalle istituzioni militari e dalle agenzie di spionaggio, dietro le quali vi sono i detentori del potere politico ed economico globale, ma si cimentano anche ricercatori indipendenti e privati cittadini.
Alcuni ritengono che i messaggi inviati dal satellite spiegherebbero le cause del deterioramento delle città e delle condizioni della vita umana.
Si sviluppano conflitti tra chi intende mantenere segrete e in proprio possesso tali nozioni e chi le vorrebbe studiare e diffondere, conflitti che spesso non si svolgono in campo aperto, né sono nettamente definiti, ma si confondono, si modificano, si contaminano nelle intenzioni e negli interessi delle varie parti e dei singoli individui.
Il protagonista è una figura labile, talvolta meschina, marginale alle globali vicende in corso, che nell'essere adoperato come pedina da sacrificio, ma anche nel fare conoscenza con persone e ambienti molto diversi dalle sue abitudini, ha occasione di evolvere e acquisire un nuovo modo di rapportare se stesso alle forze che lo manovrano.
La vicenda, che ha anche un aspetto corale, si svolge su diversi piani, dall'astratto delle forme coscienziali confinate nello spazio al concreto dell'agire umano, fino allo scontro armato diretto; dalle altitudini del potere politico ed economico al rasoterra di persone che conducono esistenze non privilegiate; dal paesaggio spaziale ad ambienti urbanizzati e a luoghi naturali ed estremi.

Bene, l'affare pare concluso, niente feedback negativo. Mi resta solo un vago senso di colpa per lo sventurato cui capiterà in sorte il mio disastrato supporto fonografico.
Tutto finito sì, ma, non essendoci la controparte a dire la sua in questo resoconto, ci si potrebbe comunque domandare: quale sarà la verità vera? Come si distribuiscono oggettivamente torto e ragione? La mia sciatteria di nativo sud-alpino mi ha indotto a valutare troppo a spanne lo stato di conservazione di un disco? O è lo svizzero a non ammettere margini ragionevoli? Che sia il formaggio, con tutti quei fori irregolari, a impegnare e prosciugare ogni tolleranza elvetica nei confronti delle inesattezze del mondo?
A volerne fare un caso nazionale, si potrebbe chiosare che l'Italia sarà anche un paese di furbi, ma talvolta si tratta di una furberia che gioca in difesa. Comunque non è un caso nazionale.

Ha una qualche utilità questa inutile storia? Forse sì: se comprate dischi nuovi in Svizzera, non state troppo rilassati.