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Recensioni di “R.M.”

“Incidenti nei pressi di R.M.” è un romanzo biografico che ricorda per certi versi un poema epico in prosa. La vita di un uomo viene raccontata per quadri di ampiezza variabile, posti in una successione temporale grosso modo lineare. Il protagonista, R. M., non è sempre al centro della scena, altre vite gli sfilano accanto e spesso gli rubano la pagina, aumentando l'ambiguità della sua già sfuggente identità.
I referenti di questa scrittura si possono trovare in certo Zavattini romanziere, o anche nel Bruno Schulz de “Le botteghe color cannella”, dove la fantasia trasfigurante è al servizio non della natura ma dei mondi interiori e delle esperienze personali.
La lingua di Lamon aspira ad essere una scienza esatta, che persegue con efficienza ed efficacia gli obiettivi assegnati capitolo per capitolo, siano essi strettamente narrativi, poetici, umoristici o d'effetto.
L'ispirazione viene dunque rielaborata minuziosamente per evitare sbavature ma anche, attenzione necessaria in un'opera così asciutta, eccessivi sottintesi o omissioni.
In “Incidenti nel pressi di R.M.” ogni episodio ha una forte autonomia e connotazione, spesso una conclusione netta, ma nel libro, grazie anche all'elemento soprannaturale, non emerge mai la parola “fine” definitiva.

E. A.

Per leggere il romanzo di Michele Lamon “Incidenti nei pressi di R.M.” bisogna entrare in una certa ottica. All'inizio si può rimanere spiazzati da un succedersi così serrato, i capitoli si avvicendano molto brevi, il lettore deve avere buoni riflessi perché il contesto, il paesaggio, i personaggi, vengono fatti agire e sostituiti con un ritmo inconsueto. La narrazione non è un placido fiume ricco di anse ma un torrente in piena.
Nel romanzo di Lamon però la canoa, se vogliamo proseguire col paragone acquatico, non si ribalta mai, la scrittura è essenziale ma salda, funambolesca e però esaustiva; ci troviamo strettamente legati a un acrobata che sa il fatto suo.
“Incidenti nei pressi di R.M.” descrive la vita di un uomo a partire dalla sua infanzia. R.M. sono le sue iniziali, ma il nome completo, che ricorda vagamente quello di Robert Musil, subisce delle variazioni a seconda dell'età del protagonista e della situazione in cui si trova.
Lo seguiamo quindi a scuola, tormentato dai primi amori, poi al lavoro (farà l'operaio), poi realizzato in una carriera artistica, eccetera (non riveliamo gli snodi più spettacolari).
Il libro, nel condurci lungo la sua accidentata ma definita rotta, si sofferma sulle peculiarità, sulle stranezze, sugli aspetti non solo originali, ma trasfigurati, connessi al fantastico, che la vita incontra nel suo lungo percorso.
Abbiamo citato solo il protagonista, ma in realtà i personaggi in questo libro sono numerosi. Che ne sia catalizzatrice l'aura di R.M. o meno, tutti incorrono in avvenimenti o esperienze che confinano con la realtà, sia nel senso di rasentare il fantastico, sia nel senso di essere situati in una sorta di terra di nessuno tra l'interiore e l'esterno, tra il razionale e l'irrazionale.

Tecla R.

Finalmente un libro che non si avvoltola in vicende familiari di scarso o nullo interesse e in introspezioni egotiche all'acqua di rose.
Una riprova di questo è il fatto che il protagonista resta orfano praticamente a pagina uno, da giovanissimo, e non pronuncerà mai una frase a riguardo in tutta la sua vita e neanche dopo.
Nonostante ciò, “Incidenti nei pressi di R.M.” è molto somigliante ad un romanzo biografico. Il protagonista, dal nome variabile e vagamente assonante con Robert Musil, viene infatti seguito lungo l'arco della sua esistenza. Il legame tra lo scritto e il personaggio principale non è però esclusivo. La storia si sposta spesso verso altri soggetti. Perdiamo di vista R.M. persino mentre sta elaborando le sue più ingegnose trovate o mentre gli stanno accadendo fatti tanto gravi da sconvolgerlo psichicamente ed esistenzialmente.
Questo credo che tolga un po' di forza alla storia principale. Ma anche se fosse, il lettore, insieme ai personaggi, non trova molto tempo per rilassarsi. Continui rivolgimenti di situazione e di clima intervengono a spazzare via ogni illusione di assestamento. Cosa abbastanza rara di questi tempi, almeno in forma così serrata. In questa ottica, “Incidenti nei pressi di R.M.” si può definire una lettura divertente, persino umoristica, a tratti. Di certo non è spensierata e tanto meno consolatoria. Il destino è sempre pronto a prendersi gioco di noi, bisogna vedere se noi siamo in grado di ridere con esso.

Fant O'Mas

Questo romanzo è un po' una scommessa. Sembra quasi un test su quanto sia possibile allontanarsi dalla trama principale senza che la struttura ceda e si trasformi in una raccolta di frammenti. La scommessa in qualche modo è vinta, dato che si arriva alla fine e c'è un finale. Comunque si tratta di una lettura insolita. C'è da chiedersi chi potrebbe pubblicare un testo del genere, oggi che le avanguardie sono anacronistiche e il lettore medio è assuefatto all'assenza di sapori forti. Astenersi principianti, dovrebbe essere l'avviso, nel senso che se hai già digerito un minimo di buona biblioteca riesci a capire ed apprezzare facilmente cosa ti sta presentando l'autore. Se sei abituato alla linearità diluita e ripetitiva da romanzo industriale o da serie televisiva, rischi lo spaesamento. Non c'è niente di americano in questo modo di scrivere, quindi perfino il linguaggio, cioè italiano che deriva dall'italiano, potrebbe sembrare un po' strano. Insomma, un testo di dimensioni contenute, ma che non smarchi con noncurante scioltezza.

Il Poesimista

Leggendo “Incidenti nei pressi di R.M.” vengono in mente certe ardite digressioni di Umberto Eco intorno alla natura dei libri e della letteratura, e altri simili vecchi ricordi universitari legati a Borges, Queneau, l'Oulipo...
Il protagonista, un giovane orfano e poco abbiente che cambia nome al variare dell'età, si salva dal suo destino di operaio elaborando un sistema per sfornare romanzi di successo.
Fama e benessere però vengono seriamente minacciate da pericoli sia interni che esterni (anche se a dire il vero qui la distinzione non è così netta).
Michele Lamon affronta la storia in un modo piuttosto atipico, se non del tutto originale. Con un massiccio ricorso all'ellissi e a una forma stringatissima di digressione, l'autore ottiene quasi di costringere il lettore a seguire appena con la coda dell'occhio il romanzo “vero”, mentre l'attenzione si concentra sui personaggi di contorno o si addentra in episodi estremamente circoscritti.
Il registro ironico è usato spesso in “Incidenti nei pressi di R.M.”, e forse è ironico (meta-ironico?) anche questo declassare o sottrarre riflettori alla figura centrale del libro.
In tema di centralità, sicuramente stile e linguaggio possiedono un ruolo molto importante nell'economia dello scritto.
Michele Lamon sottrae qualunque orpello alla sua prosa, la frase si condensa attorno al suo nucleo comunicativo e alle stratificazioni di significato, al punto da avvicinarla alle modalità della poesia.
Il risultato è quello di una lingua che gioca con se stessa in modo sorvegliato, così da far avanzare la storia a grande velocità fino all'impatto conclusivo, ma senza lasciare indietro il lettore.

Chiara R.

Se fosse un film, “Incidenti nei pressi di R.M.”, di Michele Lamon, avrebbe un montaggio molto serrato, da video musicale. Cambi così repentini di scena risultano faticosi o fastidiosi per alcuni spettatori, ma un conto è un film, un conto è un testo scritto. Un testo scritto concede al lettore ampi margini di controllo, ed anche questo atipico romanzo dopo le prime pagine si fa seguire senza problemi.
Ciò a cui Michele Lamon mira, infatti, non è esibirsi in sperimentalismi acrobatici fini a se stessi, al contrario la scrittura vuole condensare al massimo il racconto e addentrarsi con la massima profondità nel messaggio e nelle emozioni di cui si fanno portatori i numerosi personaggi.
Ogni capitolo, che difficilmente raggiunge le dieci pagine e talvolta si esaurisce in poche righe, focalizza un episodio ben circoscritto o delinea un carattere specifico, dandoci tutte le informazioni necessarie a comprendere il momento particolare e il contesto generale, ma senza sprecare una parola di troppo.
Il risultato che ci troviamo tra le mani è una sorta di panoramica “divina” che ha come centro il protagonista, centro da cui si irradia una visione a perdita d'occhio di fatti e persone che in qualche modo risuonano nell'esistenza di R.M. e la influenzano.
I grandi cambiamenti, a volte graduali, a volte improvvisi, che si succedono nel corso del romanzo, sono ulteriormente sottolineati dal modificarsi del nome del protagonista, il quale, ferme restando le iniziali R.M., assume nomi e cognomi che si adattano o sintetizzano il periodo che sta attraversando. Accade così che da ragazzo si chiami Robertino Mulini e da adulto Rob Musl, per poi recedere a Roberto Mulini quando il fato assumerà una piega diversa.
L'originalità di “Incidenti nei pressi di R.M.” non si esaurisce qui, spaziando dallo stile denso e compatto, alle vicende affrontate in modo spesso spiazzante e “magico”, alla spiccata personalità del mondo creato nel romanzo, che si intuisce essere uno degli attributi tenuti in maggiore considerazione quando questa opera è stata pensata.

Luigi Lamon